Devo pulire la zattera dopo il noleggio? I prodotti consigliati per allungare la vita dell’attrezzatura

Se rientrate in porto dopo una traversata e state per riconsegnare una zattera a noleggio, la tentazione di lasciarla così com’è è forte. Io non lo faccio mai. Pochi minuti di cura evitano muffe, corrosioni e contestazioni al check-in, e soprattutto allungano la vita di un dispositivo che un giorno potrebbe salvarvi. Qui trovate cosa pulire, con quali prodotti e come farlo senza violare sigilli o norme.
Perché intervenire anche se è a noleggio
Sale, spruzzi di gasolio e polvere di banchina si infilano ovunque. Su una zattera non usata ma esposta, questi residui cortocircuitano cinghie, fibbie e staffe nel giro di settimane. Ho visto valigie rigide con microcrepe accelerate dal sale lasciato cuocere al sole. Non è solo estetica: cinghie irrigidite e staffe ossidate significano tempi di sgancio più lenti quando serve davvero.
La cura esterna rientra nella buona pratica marinaresca. Le dotazioni previste dal Codice della nautica da diporto e gli standard della Convenzione SOLAS danno il quadro dell’importanza del dispositivo; a noi spetta mantenerlo integro fino alla prossima revisione. Inoltre, i contratti di noleggio spesso prevedono penali per riconsegne sporche o con etichette illeggibili.
In barca di notte tra Eolie e Malta mi è capitato di ritrovare, all’alba, una crosta di sale sul lato sopravento della custodia: bastate due ore di sole e diventa carta vetrata. Meglio intervenire subito, a freddo.
Cosa posso pulire e cosa devo lasciare sigillato
Regola d’oro: non si apre la zattera. Non si rompe alcun sigillo, non si allenta alcuna fascetta certificata. Se la zattera è stata anche solo parzialmente attivata, la tocca solo un centro autorizzato o il noleggiatore.
Si può e si deve pulire:
– La valigia esterna in tessuto spalmato o la custodia rigida in ABS/vetroresina.
– Le cinghie di fissaggio e le maniglie esterne.
– La culla di supporto in coperta, le staffe e le viti a vista.
– Il numero di serie e le etichette: vanno rese leggibili, mai abrase.
Zona grigia che va solo ispezionata: l’unità di sgancio idrostatico (tipo Hammar). Non si smonta, non si lubrifica, non si copre con spray. Verifico solo assenza di corrosione evidente sui bulloni circostanti e la corretta posizione del tag di scadenza.
Prodotti consigliati e attrezzi minimali
Uso prodotti semplici, compatibili con PVC, Hypalon, ABS e vetroresina, e soprattutto facili da gestire in banchina senza inquinare:
- Acqua dolce con getto morbido (niente idropulitrici).
- Shampoo nautico pH neutro, senza cere né solventi (es. Boat Wash neutro).
- Detergente specifico per PVC/Hypalon per macchie ostinate su valigie in tessuto.
- Panni in microfibra e spazzola a setole morbide.
- Protettivo UV non siliconico e non unto per superfici esterne (es. 303 Aerospace), solo se il contratto lo consente.
Evito candeggina, ammoniaca, acetone, diluenti, sgrassatori aggressivi e siliconi spray. Se serve un antimuffa leggero sulla custodia in tessuto, uso un quaternario diluito e risciacquo abbondantemente, mai sulla zona dei sigilli o vicino allo sgancio.
Procedura passo passo in banchina
1. Documentare. Prima di toccare, fotografo la zattera su tutti i lati: sigilli, etichette, numero di serie, scadenza di revisione, stato di cinghie e culla. Torna utile al check-in e per la mia checklist di bordo.
2. Pre-risciacquo a freddo. Con acqua dolce e getto “doccia” bagno completamente la superficie per sciogliere il sale senza spingerlo nelle fessure. Parto dall’alto verso il basso, includendo cinghie e fibbie.
3. Lavaggio neutro. Diluisco lo shampoo nel secchio, inzuppo la microfibra e passo superfici e cinghie con movimenti lineari. Per le scanalature della culla uso la spazzola morbida. Se la custodia è rigida, tratto eventuali macchie di gasolio con il detergente neutro insistendo poco e risciacquando subito.
4. Macchie ostinate. Su valigie in tessuto spalmato, una passata mirata del detergente per PVC/Hypalon elimina annerimenti e residui di gomma. Test su un angolo nascosto prima, poi lavoro a zone piccole e risciacquo rapido.
5. Risciacquo lungo. Tolgo ogni residuo di detergente. I tensioattivi lasciati in superficie attirano sporco e peggiorano l’invecchiamento ai raggi UV.
6. Asciugatura all’ombra. Mai al sole pieno: gli shock termici stressano plastiche e guarnizioni. Sollevo leggermente la zattera per far scolare l’acqua intrappolata tra culla e custodia. Tampono le cinghie con microfibra asciutta.
7. Protettivo leggero (se consentito). Su custodie in tessuto o ABS passo un velo di protettivo UV non unto, evitando etichette, sigilli e l’area dello sgancio idrostatico. Rende più facile la prossima pulizia e limita il gessaggio. Se il contratto lo vieta, salto questo step.
8. Controllo finale della ferramenta. Con un panno asciutto rimuovo umidità da staffe e viti. Se vedo ossido superficiale sulla culla (non sullo sgancio), una spruzzata mirata di anticorrosivo secco sulla ferramenta della barca, schermando la zattera con il panno. Mai contaminare le cinghie: possono scivolare.
Errori tipici da evitare
- Usare idropulitrici: spingono acqua e sabbia sotto guarnizioni e tagliano il tessuto.
- Aprire o allentare sigilli “solo per guardare”: invalida il noleggio e la certificazione.
- Spruzzare silicone o oli vicino allo sgancio: attirano polvere e alterano gli attriti.
- Lavare con candeggina o solventi: opacizzano custodie e rovinano le cinghie.
- Asciugare al sole cocente: accelera microfessure e ingiallimento.
Un caso concreto dalla mia rotta notturna
Un lettore mi ha scritto dopo una notturna da Lipari a Malta: alla riconsegna gli contestavano una “macchia d’olio” sulla valigia. Era gasolio nebulizzato da un rifornimento ventoso, stratificato con sale. Mi è successo qualcosa di simile rientrando a Marsaxlokk: ho risolto bagnando a lungo, poi shampoo neutro e microfibra a compressioni, non strofinando. Niente odori, niente aloni. Foto del prima e dopo al check-in e discussione chiusa in un minuto.
Al contrario, a Trapani ho visto una valigia rigida segnata dall’idropulitrice usata di fretta: microstrisce opache, un’etichetta quasi illeggibile. Il noleggiatore ha trattenuto parte della cauzione per sostituzione etichette e verifica sigilli. Cinque minuti risparmiati, cinquanta euro persi.
Prima della riconsegna
Quando tutto è asciutto, ricontrollo che numero di serie e scadenze siano ben visibili. Se qualche etichetta è compromessa, lo segnalo subito al noleggiatore con le foto scattate all’imbarco: trasparenza prima di tutto.
Ripongo la zattera in modo che non possa cadere in transito e allego, se previsto, una nota con le condizioni rilevate: cinghie integri, nessun urto, pulizia effettuata con detergente neutro. Può sembrare pignoleria, ma al banco velocizza la pratica e migliora il rapporto con chi ci affida attrezzatura critica.
Ultima nota ambientale: evitate di far scorrere detergenti direttamente in banchina. Lavorate col secchio, raccogliete i residui con il panno e smaltite l’acqua sporca dove previsto dal marina. La sicurezza in mare comincia da gesti semplici a terra.
Con pochi strumenti e metodo, la zattera torna al noleggiatore pulita, efficiente e pronta alla prossima uscita. E voi salpate alla prossima notturna con la certezza che, se mai servirà, quel dispositivo non vi tradirà per colpa di sale, sporco o incuria.

