Emergenze in mare? Le procedure di attivazione della zattera spiegate passo passo

Quando il mare peggiora in fretta, la differenza tra un abbandono ordinato e il caos sta nella preparazione e nella procedura. Questa guida, frutto di esperienza diretta a bordo e di pratica tecnica, riassume come attivare correttamente una zattera di salvataggio, riducendo i tempi e gli errori nelle fasi critiche.
Contesto operativo e quadro normativo
La zattera di salvataggio è un dispositivo collettivo di galleggiamento progettato per garantire una piattaforma stabile e visibile dopo l’abbandono. I requisiti costruttivi e le dotazioni sono definiti dalla Convenzione SOLAS, che fissa standard su materiali, tempi di gonfiaggio, resistenza al fuoco e accessori minimi (ancora galleggiante, kit di sopravvivenza, segnalazioni). In Italia, l’obbligo di zattera cambia in funzione della distanza dalla costa: costiera per navigazioni oltre le 6 miglia, oceanica per traversate più impegnative. Il quadro operativo si integra con i protocolli radio del GMDSS, che definisce come allertare e mantenere il contatto con i soccorsi.
Preparazione prima dell’emergenza
Una procedura efficiente nasce a barca integra. Le buone pratiche includono: stivaggio accessibile (coperta, pulpito di poppa o cofano dedicato), fissaggio con cradle e rilascio idrostatico (HRU, Hydrostatic Release Unit) omologato, istruzioni di lancio leggibili, controlli periodici sullo stato del contenitore e sulle sigillature. Ogni membro dell’equipaggio deve saper individuare il painter (cima di attivazione), la posizione della zattera e il percorso di evacuazione, di giorno e di notte.
Decisione di abbandonare e coordinamento dei soccorsi
La regola operativa è semplice: si abbandona l’unità solo quando stare a bordo è più pericoloso che restare. Prima di preparare il lancio, si attiva il soccorso: MAYDAY su VHF canale 16, allarme DSC se disponibile, localizzazione con EPIRB (Emergency Position Indicating Radio Beacon) o PLB, aggiornamento continuo della posizione. Si indossano giubbotti e cinture di sicurezza, si distribuiscono abbigliamenti termici e si prepara il grab bag (sacca di sopravvivenza) con acqua, medicinali, luce stroboscopica, batterie e documenti.
Attivazione della zattera: procedura passo passo
La sequenza seguente è pensata per barche a vela e motore, con mare formato e visibilità ridotta. I passaggi possono sovrapporsi in base alle condizioni:
- Valutazione sottovento: scegliere il lato riparato rispetto al vento e all’onda. La zattera va lanciata sottovento per evitare che la barca la investa.
- Libera il contenitore: sgancia clip, cinghie o grilli del cradle. Verifica che il painter sia libero di correre.
- Assicurazione del painter: legare il capo fisso a un punto solido (bitta, golfare). Evita pulpiti o candeliere sovraccarichi.
- Lancio in acqua: spingere il contenitore fuori bordo con movimento deciso. Peso tipico 25–45 kg; se possibile usare due persone. Lanciare lontano da eliche, timoni e sartiame.
- Recupero di distanza: lasciare filare il painter 10–15 metri per allontanare la zattera dallo scafo.
- Attivazione: trazione energica e continua sul painter finché scatta il meccanismo di gonfiaggio. Il cilindro di CO₂ (o miscela CO₂/N₂) riempie le camere in pochi secondi.
- Verifica del gonfiaggio: controllare che entrambe le camere (se doppie) siano tese, che la tenda si alzi e che la valvola di sovrapressione funzioni. In caso di parziale gonfiaggio, usare la pompa manuale o il boccaporto di insufflazione.
- Messa all’acqua controllata: se il lancio è da plancetta o basso bordo, accompagnare la zattera per evitare urti; in caso di capovolgimento, raddrizzare usando la cima di raddrizzamento e il peso del corpo, sempre assicurati alla zattera.
- Imbarco prioritario: bambini, infortunati, persone ipotermiche entrano per primi. Tecnica consigliata: un piede dentro, rotazione del bacino, poi trascinare il corpo. Evitare salti violenti che possono danneggiare il fondo.
- Trasferimento dotazioni: passare grab bag, VHF portatile, EPIRB/PLB, luci, coperte termiche. Contare le persone a bordo e ridistribuire i pesi.
- Taglio del painter: solo quando tutti sono imbarcati e la barca rappresenta un pericolo (affondamento imminente, incendio, esplosioni). Usare il coltello in dotazione, taglio netto, evitando di perdere l’ancora galleggiante.
- Stabilizzazione: calare o regolare l’ancora galleggiante (drogue) per mettere la zattera prua all’onda. Chiudere i portelli della tenda contro gli spruzzi, garantendo ventilazione minima.
Imbarco, assetto e sopravvivenza nelle prime ore
Dopo l’imbarco, la priorità è visibilità e protezione termica. Accendere luce stroboscopica se disponibile, predisporre razzi a paracadute e fuochi a mano, avere pronte boette fumogene diurne. Gestire il rischio di ipotermia: strati asciutti, barriere isolanti sul fondo, persone sedute vicine, turni per ridurre l’esposizione. Distribuire compresse anti-cinetosi prima che il mal di mare si aggravi. Evitare l’uso precoce dei razzi: attendere un contatto visivo o radar confermato, oppure il transito ravvicinato di un mezzo SAR.
Errori ricorrenti da evitare
- Lanciare la zattera sopravento: rischio di impatto con lo scafo e di rottura delle camere.
- Tagliare subito il painter: si perde il controllo del gonfiaggio e il collegamento temporaneo con l’unità, utile per trasferire dotazioni.
- Non assicurarsi alla zattera: in mare agitato, una persona può allontanarsi in pochi secondi; usare sempre cime e punti di presa.
- Ignorare gli allarmi radio: un VHF portatile impermeabile, su canale 16, deve restare acceso per l’intercetto soccorsi.
- Saltare con stivali pesanti: riempiti d’acqua, ostacolano l’imbarco e affaticano. Meglio scalzarli prima del trasferimento, se le condizioni lo consentono.
Manutenzione, revisione e stivaggio
Le zattere richiedono revisioni periodiche presso centri autorizzati, tipicamente ogni 12–24 mesi, in base alle specifiche del costruttore e alla categoria (costiera/oceanica). In revisione si controllano camere, valvole, bombole, kit di sopravvivenza con sostituzione di razioni, acqua, razzi e batterie. L’HRU ha una vita limitata (di norma 2 anni o secondo istruzioni) e va sostituito puntualmente. Lo stivaggio deve garantire: accesso immediato, percorso sgombro, assenza di fonti di calore. Etichette con data di revisione e indicazioni di lancio devono essere leggibili.
Scelta della zattera: costiera o oceanica
Nella selezione contano area di navigazione, numero di persone, temperatura dell’acqua e autonomia prevista. La seguente tabella sintetizza differenze operative utili:
| Caratteristica | Costiera (entro 12 M) | Oceanica (oltre 12 M) |
|---|---|---|
| Camere e tenda | Camera singola, tenda semplice | Doppia camera, tenda rinforzata anti-spruzzo |
| Isolamento del fondo | Limitato o assente | Doppio fondo isolante |
| Kit dotazioni | Essenziale (acqua minima, segnalazioni) | Esteso (acqua, razioni, kit pesca, riparazioni) |
| Resistenza al freddo | Standard moderati | Prove a basse temperature e mare grosso |
| Peso e volume | Inferiori, stivaggio più semplice | Maggiori, cradle dedicato consigliato |
Dettagli tecnici utili in condizioni difficili
Di notte, predisporre una cima guida luminosa tra barca e zattera per il trasferimento. Con albero e sartiame compromessi, lanciare dalla sezione più libera per evitare perforazioni. In presenza di incendio in sala macchine, tenere la zattera sopravento rispetto al fumo e alle scintille. In caso di capovolgimento della barca, la zattera con HRU correttamente installato si libera autonomamente alla quota di intervento, resta collegata con un weak link che si rompe sotto carico e sale in superficie pronta all’attivazione.
Check-list essenziale
- SOS inviato (VHF/DSC/EPIRB), posizione aggiornata.
- Giubbotti indossati, cinture chiuse, tute stagne se disponibili.
- Zattera in posizione sottovento, painter assicurato.
- Lancio, attivazione, verifica camere e tenda.
- Imbarco ordinato, trasferimento grab bag e radio.
- Ancoraggio galleggiante calato, portelli gestiti.
- Conteggio persone, trattamento ipotermia e cinetosi.
- Segnalazioni pronte, risparmio batterie e razzi.
Una prospettiva di bordo
L’autore, formatosi tra i porti della Liguria e le rotte verso le isole, evidenzia due costanti operative: la chiarezza dei ruoli e l’allenamento. Una prova di lancio a secco, con simulazione di percorso e distribuzione compiti, riduce drasticamente i tempi reali. La familiarità con le maniglie di raddrizzamento, con il funzionamento delle valvole e con l’apertura dei portelli fa la differenza quando il ponte è bagnato e il vento supera i 25 nodi.
Conclusione operativa
Una zattera non è un’ancora di salvezza in astratto, ma un sistema che funziona solo se l’equipaggio ne conosce limiti e procedure. Standard aggiornati, manutenzione rigorosa e addestramento rendono l’attivazione una sequenza tecnica, non un azzardo. In emergenza, tempi brevi e gesti corretti aumentano le probabilità di un recupero rapido e sicuro.

