Zattere con sistemi MES: perché sono richieste su alcune imbarcazioni e come riconoscerle

La prima volta che ho visto aprirsi un sistema di evacuazione marittima non ero in mare aperto ma a Torbole, un pomeriggio di vento teso sul Garda. Il traghetto di linea stava facendo una prova tecnica e un grande manicotto giallo si è srotolato dal ponte, scivolando fino a un gruppo di zattere che si sono gonfiate come fiori d’acqua. Mio padre, che mi aveva insegnato tutto sulle scuffie e le cinture, mi sussurrò: non è spettacolo, è metodo. Allora non l’ho capito fino in fondo. Oggi, dopo molte regate e trasferimenti, so che quelle strutture si chiamano MES e che fanno la differenza quando contano i minuti.
Cosa sono i sistemi MES
Il MES, Maritime Evacuation System, è un insieme integrato di dispositivi pensati per far evacuare in sicurezza e in tempi rapidi un gran numero di persone da una nave a zattere di salvataggio. A differenza delle calate tradizionali su scale o verricelli, il MES collega direttamente il punto di imbarco sul ponte a una piattaforma galleggiante con zattere già pronte, tramite scivoli o manicotti a gravità. In pratica, si crea un corridoio protetto dal quale i passeggeri scendono senza dover affrontare scalette esposte o salti nel vuoto, con una riduzione importante del rischio di infortuni e panico.
Ne esistono vari tipi: a scivolo singolo per imbarcazioni con bordo relativamente basso, a manicotto multiplo per grandi altezze, con piattaforme stabilizzate che accolgono più zattere in serie. Gli elementi sono riposti in contenitori rigidi sul ponte e sui supporti esterni. Quando si attiva il sistema, lo scivolo si dispiega, le zattere si gonfiano automaticamente, e il flusso viene gestito dall’equipaggio addestrato. La logica è quella della velocità controllata: non una corsa scomposta, ma una sequenza che tiene insieme tempismo, capacità e ordine.
Perché alcune imbarcazioni devono averli
Le navi passeggeri, i ro-ro e i mezzi veloci hanno requisiti severi sulla capacità di evacuazione. La cornice regolatoria è internazionale e stratificata, e la chiave è nella gestione del tempo e dell’accessibilità. Con centinaia di persone a bordo, talvolta su più ponti e con un’altezza di franco bordo notevole, le soluzioni tradizionali non bastano. Il MES consente di portare in acqua intere file di passeggeri in pochi minuti, anche in condizioni di mare formato, mantenendo una traiettoria protetta verso una zattera capiente e stabile.
La Convenzione SOLAS stabilisce gli standard minimi per i mezzi di salvataggio e prevede, a determinate condizioni, l’uso dei MES come alternativa o integrazione a scialuppe e zattere calate a mano. Le amministrazioni di bandiera e le società di classificazione applicano capitoli e circolari che definiscono il numero di persone da evacuare, i tempi massimi consentiti, l’altezza di discesa e le prove di tipo. Nell’Unione europea, l’omologazione delle apparecchiature è inoltre soggetta alla Direttiva 2014/90/UE, che introduce la marcatura a ruota e un sistema di conformità armonizzato. Tradotto sul ponte: se la nave trasporta un certo numero di passeggeri e ha specifiche quote di bordo, avrà bisogno di un MES o di un mix di mezzi che raggiunga i target di evacuazione.
I mezzi veloci soggetti a codici dedicati, così come alcune unità passeggeri di piccole dimensioni ma con alto numero di persone, possono montare MES compatti. Non è un capriccio tecnologico, ma un requisito che scaturisce dall’analisi del rischio: velocità, altezza, layout interno e portelli di imbarco rendono gli scivoli o i manicotti la via più sicura e rapida.
Come riconoscere una zattera abbinata a un MES
La scena più eloquente si trova a livello del punto di imbarco. Accanto alle porte sul lato del ponte passeggeri, si notano contenitori rigidi di grandi dimensioni con indicazioni ben visibili di capacità, approvazione e uso. Se il sistema è a scivolo o manicotto, un contenitore allungato è alloggiato sul ponte e, appena sotto sul mascone, spuntano canister voluminosi delle zattere con etichette che riportano la compatibilità con il MES e la capienza tipicamente elevata, anche oltre 50 persone per unità.
Le zattere per MES si distinguono dalle zattere da diporto per forma e marcature. Il canister è spesso rettangolare, con fascette e culle metalliche robuste, mentre le diciture richiamano l’approvazione SOLAS, il tipo di pack e l’eventuale abbinamento a sistema d’evacuazione. È frequente trovare numeri di certificato, pittogrammi IMO con la figura stilizzata che scende lungo uno scivolo, oltre alla marcatura a ruota se l’unità è certificata secondo la normativa europea. La posizione è strategica: vicino ai punti di raccolta, con corrimani e cartelli fotoluminescenti che indicano la direzione.
Un altro segnale è la presenza di una piattaforma di imbarco dedicata sul bordo, talvolta con una ringhiera apribile e un portello abbattibile. Lì l’equipaggio monta il varco e in pochi gesti arma il sistema. Nelle vicinanze si notano le unità di rilascio idrostatico per la messa a mare automatica in caso di sommersione e i cavi di collegamento, predisposti per trainare le zattere fuori dalla sagoma della nave. Nel complesso, l’insieme appare più “architetturale” di una semplice zattera: è un’impalcatura pronta a diventare corridoio d’acqua.
Cosa cambia rispetto alle zattere da diporto
Nella vela che vivo e racconto, specie quella per giovani adulti che passano dal lago al mare, la zattera è spesso un canister bianco su pulpito o in gavone, omologata ISO 9650 con 4, 6 o 8 posti. Richiede un lancio manuale, l’attivazione della bombola e la salita dalla scaletta di bordo all’anello della zattera, in genere con mare che balla e adrenalina in circolo. È pensata per equipaggi piccoli e per un uso che privilegia leggerezza e compattezza.
Le zattere abbinate a un MES, al contrario, sono il tassello finale di un sistema pensato per grandi numeri e per flussi continui. Pesano di più, hanno dotazioni di sopravvivenza di livello SOLAS e dimensioni generose. Spesso sono multiple, agganciate a una piattaforma che le distribuisce in sequenza. In un contesto diporto raramente le si incontra, a meno che l’unità non lavori come nave passeggeri in attività commerciali o come charter di grandi dimensioni soggetto a regolamenti specifici. Il diportista non deve confondere i due mondi: simili nella funzione ultima, salvare vite, ma diversi in filosofia, normativa e modalità d’uso.
Capire questa distinzione aiuta anche a leggere correttamente i piani di sicurezza a bordo. Su un traghetto, la tua via di fuga potrebbe essere un corridoio che porta a uno scivolo giallo; su una barca a vela da crociera, la via è lanciare la zattera sopravento, agganciare il cima-pilota e salire con calma, se possibile dall’interno dell’acqua senza saltare. Due storie diverse della stessa parola: zattera.
Norme, manutenzione e responsabilità
Un sistema MES e le zattere associate non sono presenze mute. Vivono di ispezioni, scadenze e addestramenti. Le regole internazionali impongono prove periodiche, revisioni annuali e ricollaudi a intervalli più lunghi, oltre all’addestramento dell’equipaggio con esercitazioni che simulano l’intera sequenza, dall’apertura del portello alla discesa controllata. Le unità di rilascio idrostatico hanno una scadenza definita e le bombole devono essere ispezionate e pesate, come accade per le zattere diporto ma con carichi e responsabilità maggiori.
Per i passeggeri il patto è semplice: osservare la segnaletica, memorizzare il proprio punto di raccolta, rispettare le indicazioni in caso di esercitazione. Non occorre essere tecnici per cogliere se un sistema è presente e ben tenuto. Un contenitore integro, etichette leggibili, coperture senza screpolature e staffe senza corrosione parlano di manutenzione attenta. Sulle navi soggette alla marcatura europea, la presenza del simbolo della ruota e dei numeri di approvazione consente una verifica a colpo d’occhio della conformità, utile a chi è curioso e, come me, ha la mania di leggere ogni cartello sul ponte.
Dalla banchina del Garda al mare aperto
Ripenso spesso a quella prova in banchina. Il vento soffiava da nord, le onde cortissime facevano sbattere le prue, eppure lo scivolo si era steso pulito, come un gesto provato mille volte. Oggi, quando salgo su un traghetto con giovani velisti al seguito, il primo gioco che propongo è trovare i punti di raccolta, individuare i canister più grandi, cercare il pittogramma con lo scivolo. È un modo per trasformare l’ansia in consapevolezza, portando il linguaggio delle regate — ruoli, tempi, manovre — nel vocabolario della sicurezza passeggeri.
Le zattere abbinate a sistemi MES non sono ovunque, né devono esserlo. Sono dove servono, quando la distanza dall’acqua e il numero di persone impongono una via rapida e protetta. Sapere perché sono richieste e come riconoscerle ci restituisce una bussola mentale utile, che vale tanto in un porto di mare quanto tra due boe su un lago. Alla fine, la lezione è la stessa che mio padre mi ripeteva mentre stringevamo il cinghietto del giubbotto: la sicurezza non è un oggetto, è una sequenza di scelte. Il MES ne è una, potente e discreta, pronta a diventare strada nel momento in cui più ne abbiamo bisogno.

