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Borsa a sgancio rapido per dotazioni d’emergenza: come migliora la sicurezza in caso di evacuazione

Martina Albrighidi Martina Albrighi· 14/08/2026 16:37
Borsa a sgancio rapido per dotazioni d’emergenza: come migliora la sicurezza in caso di evacuazione

Quando si naviga di notte tra le Eolie e Malta, ci si accorge di quanto contino i secondi. Nel buio, con il mare che sale e il vento che cambia, avere tutto a portata di mano fa la differenza tra un’evacuazione ordinata e un caos pericoloso. Da qualche anno tengo a bordo una borsa a sgancio rapido dedicata alle dotazioni d’emergenza: montata in punto strategico, staccabile con un solo gesto, pensata per seguirmi in zattera o sul tender. Qui spiego come l’ho organizzata, dove la posiziono e perché ha effettivamente alzato l’asticella della sicurezza per me e gli equipaggi che formo.

Cos’è e a chi serve davvero

Parliamo di una sacca robusta, a galleggiamento positivo, fissata su una base che si strappa con un movimento netto. Non è la classica “grab bag” buttata in un gavone: è visibile, immediata, con maniglia ampia e nastro di sicurezza che si rilascia in un secondo. Serve a diportisti, charter e pescatori: chiunque voglia ridurre a zero il tempo tra l’allarme e l’uscita dal pozzetto.

La differenza la fa il montaggio: una piastra o pannello con velcro industriale o clip meccaniche e, sopra, la sacca sempre pronta. Non sostituisce le dotazioni obbligatorie né le procedure previste dalla Convenzione SOLAS, ma le integra, rendendo più rapido l’accesso a ciò che useremo nei primi minuti critici.

Dove montarla e come allestirla

La regola è semplice: deve essere raggiungibile con una sola mano mentre l’altra tiene l’appiglio. Io la fisso sul lato interno del pozzetto, vicino all’uscita, mai all’esterno esposto a onde o spruzzi continui. A bordo di barche più piccole la posiziono sulla paratia della discesa, così chi sale o scende la vede e la afferra senza pensare. Evito gavoni profondi: quando serve, non c’è tempo per cercare.

All’interno metto pochi elementi essenziali, protetti da bustine stagne e organizzati per colore. Le dotazioni specifiche variano in base alla rotta, ma questa è la base che funziona per me:

  • Localizzatori e comunicazioni: EPIRB con attivazione manuale, VHF palmare DSC/GPS, fischietto, specchio segnalazione.
  • Segnalazione visiva e luce: torcia stroboscopica, luce chimica, razzi a mano (dove consentiti), lampada frontale con batterie di ricambio.
  • Sopravvivenza immediata: termocoperte, coltello in acciaio marino con taglia-cime, guanti, acqua in bustine monodose, barrette ad alto contenuto calorico.
  • Sicurezza personale e riparazioni base: mini kit di primo soccorso, cerotti impermeabili, nastro americano, fascette, cima leggera da 10 m.
  • Documenti e strumenti: fotocopie stagne dei documenti, pennarello indelebile e blocco waterproof, cartina tascabile dell’area.

All’esterno applico nastri riflettenti e un laccio per fissarla al giubbotto o alla zattera. Ogni elemento è etichettato. Se qualcosa scade, lo vedo subito.

Una notte di fumo tra Filicudi e Gozo

Mi è capitato di recente: attraversamento notturno con Maestrale in aumento, equipaggio ridotto. Un odore di bruciato dal vano motore, abbastanza da far scattare il “piano B”. Mentre uno metteva la barca alla cappa, io ho dato il via alla sequenza: interruttori principali off, chiamata sul canale 16, zattera pronta a essere lanciata. La borsa è venuta via dalla base in meno di due secondi. Non abbiamo dovuto abbandonare l’unità, per fortuna: colpa di un cablaggio annerito vicino all’alternatore. Ma abbiamo cronometrato l’intera manovra: dalla prima avvisaglia alla piena prontezza a lasciare la barca sono passati 3 minuti e 40 secondi. Senza quella sacca a portata di mano, so che avremmo perso tempo cercando torcia, coltello e VHF.

Prove periodiche e manutenzione

In banchina faccio una prova ogni inizio mese: “sessanta secondi per uscire”. L’equipaggio, a turno, deve raggiungere la sacca, staccarla, indossare il giubbotto e mostrare tre elementi chiave (VHF, luce, coltello). La ripetizione crea memoria muscolare e abbassa la curva del panico.

La revisione è trimestrale o dopo mare duro: controllo cuciture, cerniere e la tenuta della base. Le dotazioni stagne le sigillo sottovuoto quando possibile; le batterie le metto a rotazione; l’acqua la cambio ogni sei mesi. Una volta all’anno verifico che il pannello di fissaggio non abbia preso gioco: se la sacca vibra, la sostengo con una cinghia supplementare.

Errori comuni da evitare

  • Nasconderla: se non la vedi in tre passi dal timone, è nel posto sbagliato.
  • Riempirla troppo: il peso ideale è 4–6 kg. Oltre, diventa ingombrante e pericolosa in coperta.
  • Dimenticare le batterie: torce e VHF scarichi sono un classico. Pianifica la rotazione.
  • Affidarsi solo ai razzi: la segnalazione deve essere ridondante, luminosa e radio.
  • Non provarne lo sgancio: la prima volta deve avvenire in porto, non in emergenza.

Come scegliere il modello giusto

Preferisco sacche con base rigida a sgancio frontale: tirando la maniglia, la sacca viene via senza lottare con ganci nascosti. I materiali devono essere anti-UV, con cuciture rinforzate e cerniere che si aprono con i guanti. Il colore? Giallo o arancione alta visibilità, con inserti riflettenti omologati.

Valuto anche la galleggiabilità dichiarata: con il contenuto minimo, la sacca deve restare a filo d’acqua senza rovesciarsi. Bene le tasche esterne per torcia e coltello, ma nulla che possa impigliarsi durante l’evacuazione. Se il ponte è spesso bagnato, scelgo modelli con drenaggi sul fondo e fondo antiscivolo. La piastra di fissaggio dev’essere compatibile con la paratia scelta e installata con viteria inox e controplacca: il nastro biadesivo non basta.

Procedura di sgancio in emergenza

Il comando è unico e chiaro: “Sacca!”. Chi è più vicino la afferra, la porta al punto di raccolta e la collega con il laccio al proprio giubbotto o alla zattera. Il timoniere mantiene rotta e velocità compatibili con l’operazione; chi coordina richiama i ruoli. In quel momento nessuno deve chiedere “dov’è il VHF?”: è nel primo scomparto a destra, sempre lì. Una volta in zattera o in tender, la sacca viene aperta per prima. Il resto viene dopo.

Se la barca ha più aree operative (catamarani o crociere con pozzetto a doppia timoneria), valuto due basi e una sola sacca: sgancio da un lato o dall’altro in base alla situazione. Su barche da regata, dove tutto vola, aggiungo una sicura secondaria contro gli strappi involontari, facilmente disattivabile con un dito.

Perché riduce davvero il rischio

Il valore non è solo nell’attrezzatura, ma nel tempo che restituisce. Riduce la dispersione di persone verso i gavoni, evita duplicazioni, limita gli inciampi in coperta con oggetti in mano. Standardizza la risposta dell’equipaggio e, soprattutto, concentra il necessario in un unico “modulo” mobile che passa dalla barca al mezzo di evacuazione senza inventare nulla sul momento.

Un lettore mi ha scritto dopo un trasferimento tra Siracusa e Lampedusa: mare formato, finestrino del motore sbriciolato da un’onda, acqua in sala macchine. Hanno fermato la falla e non sono scesi in zattera, ma la sacca a sgancio rapido li ha costretti a un check pre-partenza serio: tutti sapevano dov’era e come staccarla. Anche questo è prevenzione.

La sicurezza, in mare, è sempre una catena di decisioni piccole. Una borsa a sgancio rapido ben montata e ben pensata ne elimina molte sbagliate in anticipo. Preparatela a terra, provatela in banchina, cronometrare la sequenza e aggiornate il contenuto a ogni cambio di stagione. Quando serve, non avrete dubbi, solo gesti che conoscete già.

Martina Albrighi
Martina Albrighi

Dopo un lungo viaggio in barca a vela tra le isole Eolie e Malta, ha deciso di dedicarsi alla divulgazione sulla sicurezza e la navigazione responsabile. Nei suoi articoli offre consigli pratici per pianificare traversate sicure e racconta esperienze vissute in notturna.