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Come agire in caso di zattera inutilizzabile? Le strategie consigliate dagli esperti di sicurezza nautica

Paolo De Bernardidi Paolo De Bernardi· 29/08/2026 17:59
Come agire in caso di zattera inutilizzabile? Le strategie consigliate dagli esperti di sicurezza nautica

Risposta breve: se la zattera è inutilizzabile, resta a bordo finché lo scafo galleggia, lancia Mayday, attiva EPIRB/DSC, metti il tender o un galleggiante di fortuna pronto, tappa le vie d’acqua e segnala senza sosta. Poi agisci per priorità.

Priorità nei primi 60 secondi

  • Mayday immediato su VHF 16 (o DSC): posizione, natura dell’emergenza, persone a bordo.
  • Attiva EPIRB/PLB e, se disponibile, AIS-MOB/SART. Standard coerenti con GMDSS.
  • Giubbotti e cinture su tutti, luci stroboscopiche fissate.
  • Chiudi prese a mare non essenziali; avvia le pompe di sentina.
  • Prepara il tender (se presente): in acqua, a remi/cordame pronto all’uso.
  • Recupera la grab bag: VHF portatile, razzi, acqua, termiche, coltello, kit riparazioni.

In sintesi: comunica – galleggia – segnala – organizza. Non saltare in mare. Trasforma tempo in metri di sicurezza: tappeti d’emergenza, tender pronto, equipaggio compatto, coordinate aggiornate.

Restare a bordo o improvvisare un galleggiante?

Regola d’oro che ho imparato sui pescherecci del basso Ionio: la barca è la tua zattera più grande. Si abbandona solo quando l’acqua arriva alle ginocchia.

Opzione Quando Pro Contro
Restare a bordo Scafo ancora galleggiante/stabile Visibilità, risorse a portata, protezione Richiede controllo danni costante
Tender/zattera di fortuna Zattera ufficiale KO, barca instabile Galleggiamento alternativo Esposizione, raggio segnali minore

Allestire una zattera di fortuna

Da cosa partire

  • Tender rigido o gonfiabile: è la prima scelta. Ancora galleggiante, cima ombelicale di sicurezza alla barca.
  • Oggetti galleggianti: parabordi, taniche chiuse, secchi, tavole, giubbotti, vele arrotolate. Legali tra loro con cima continua.
  • Materiali di copertura: teloni/vele per parziale protezione termica e schizzi.

Assemblaggio rapido (10–15 minuti)

  1. Schema a zattera: parabordi alternati sui due lati di una tavola o mezzo boma; traversini con cima a "otto" per tenere tutto compatto.
  2. Linea di presa esterna su tutto il perimetro per facilitare l’imbarco e prevenire separazioni.
  3. Galleggianti di riserva: taniche sigillate sotto il piano; aggiungi un sea anchor improvvisato (secchio su cima) per tenere la prua al mare.
  4. Dotazioni minime a bordo: VHF portatile in dry bag, razzi/fumogeni, lampada, acqua, biscotti energetici, coltello con cima corta, kit termico.
  5. Segnali: specchio, fischietto, luce stroboscopica fissata in alto (asta/boathook).

Nota di banchina: sulle barche da lavoro del Sud, le cime vengono sempre premarcate per formare gasse veloci. Farlo prima risparmia minuti che, con vento a 30 nodi, sono oro.

Stabilizzare l’imbarcazione danneggiata

  • Collision mat o vela vecchia sotto carena: passala con due cime a prua e poppa per “bendare” la falla.
  • Pompe e secchi: una persona dedicata alla sentina; alterna elettrica e manuale.
  • Riduci velocità e metti la prua al mare (o poggia al lasco stabile). Considera heave-to per guadagnare stabilità.
  • Traino paracadute/droga: limita straorze e imbarchi d’acqua in poppa.
  • Chiudi paratie per compartimentare; alleggerisci la prua o poppa se affonda di un’estremità.

Comunicazioni e segnali: fai vedere e sentire la tua posizione

  • Mayday ripetuto ogni 5–10 minuti con aggiornamento posizione (GPS/plotter) e stato a bordo.
  • EPIRB/PLB attivi e in vista cielo; VHF portatile in tasca al capo equipaggio.
  • Razzi a mano e fumogeni quando vedi un mezzo; di notte luce rossa/strobo continua.
  • Radar reflector in alto su asta; torcia lampeggiante a sequenza lenta.
  • Prepara accoglienza soccorritori: scaletta, cima di rimorchio, documenti e grab bag a portata.

Le prassi minime richiamano SOLAS: segnala presto, tanto e bene. In acque italiane, coordinamento atteso tramite Guardia Costiera.

Gestione dell’equipaggio: ordine batte panico

  • Ruoli in 20 secondi: comunicazioni, sentina, preparazione tender/galleggiante, segnalazioni.
  • Raccolta in coperta lato sopravento, tutti legati alla lifeline; caschi/berretti, guanti.
  • Calore e idratazione: termiche addosso, mantelline anti-spray; piccole sorsate d’acqua.
  • Mal di mare: antiemetici se disponibili; guarda l’orizzonte, aria fresca.
  • Registro breve: orario chiamate, azioni fatte, posizione. Aiuta chi coordina i soccorsi.

Decisione di abbandono senza zattera: protocollo minimo

  1. Ultimo Mayday con “abbandoniamo la nave”, coordinate e numero persone.
  2. EPIRB assicurata al tender/galleggiante, VHF portatile acceso e carico.
  3. Imbarco ordinato: uno alla volta, coltello e cima per liberarsi se la barca affonda vicino.
  4. Distanza di sicurezza: 1–2 lunghezze barca sopravento; sea anchor per tenere prua all’onda.
  5. Conservazione: calore, acqua, segnali a orari fissi e al passaggio dei mezzi.

Prevenzione: come non arrivarci

Checklist pre-partenza

  • Zattera ispezionata (scadenza, sigilli, attacco hydrostatico), accessibile senza ostacoli.
  • Tender efficiente: gonfiaggio, remi, cima, tappo, kit riparazione rapido.
  • Grab bag sigillata: VHF, batterie, razzi, kit termico, acqua, coltello, torcia, specchio.
  • Cime marcate per traino, paracadute da ancora, linee di sicurezza.
  • Pompe testate; telo/vela pronta a uso come tappo di fortuna.

Manutenzione annuale

  • Revisione zattera in centro autorizzato; controllo EPIRB/PLB, batterie e programmazione MMSI.
  • Ispezione prese a mare, fascette, manicotti; sostituzione preventiva dei più usurati.
  • Drill trimestrale: Mayday simulato, ruoli, messa in acqua del tender, posa di un sea anchor.

Dopo notti di pesca con vento teso nel Canale di Sicilia, una regola non scritta resta valida: prepara il peggio da terra, perché in mare non c’è tempo di imparare. La differenza la fanno minuti, cime già pronte e voci calme.

Paolo De Bernardi
Paolo De Bernardi

Ha navigato su pescherecci del Sud Italia durante diverse campagne stagionali, imparando regole non scritte per la sicurezza dell'equipaggio in mare aperto. Scrive con concretezza, arricchendo i reportage con prove pratiche vissute tra reti, vento forte e turni notturni.