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Come si usa una zattera di salvataggio in caso di emergenza? Gli errori comuni da evitare subito

Irene Ghedadi Irene Gheda· 30/08/2026 08:36
Come si usa una zattera di salvataggio in caso di emergenza? Gli errori comuni da evitare subito

Ricordo ancora quel pomeriggio sul Garda quando mio padre fermò tutto per darmi una lezione che non dimenticherò mai. Avevamo davanti una zattera di salvataggio gonfiabile, vecchia di qualche anno, e lui mi chiese di salirvi come se stesse accadendo il peggio. Non era un esercizio divertente, ma quella esperienza mi ha salvato più di una volta nella mia vita di velista. Oggi voglio condividere con voi come utilizzare correttamente una zattera di emergenza e, soprattutto, quali sono gli errori che la maggior parte delle persone commette quando si trova di fronte a una situazione critica in mare.

Quando parliamo di sicurezza nautica, le zattere di salvataggio rappresentano l'ultimo baluardo tra il naufrago e l'oceano. Eppure molti le considerano come oggetti decorativi, qualcosa di cui nemmeno conoscono il funzionamento fino al momento in cui servono veramente. Ho visto equipaggi interamente ben preparati fallire nei momenti cruciali semplicemente perché non avevano mai praticato l'uso della loro zattera. È una sottovalutazione pericolosa che voglio aiutarvi a evitare.

Il primo contatto: come gonfiare correttamente la zattera

La stragrande maggioranza delle zattere moderne utilizza un sistema di gonfiaggio automatico basato su bombole di anidride carbonica. Quando tirate il cordino rosso di attivazione, avete circa 45 secondi prima che la zattera si gonfi completamente. L'errore che vedo commettere spesso è cercare di controllare il processo o tirar fuori la zattera dall'acqua prima che sia completamente gonfia.

Nel mio primo corso di sicurezza, l'istruttore ci mise in una piscina con una zattera da sei posti e vi assicuro che i primi dieci secondi sembrano un'eternità. Il rumore è assordante, il movimento dell'acqua è imprevedibile, e la paura prende il sopravvento. Bisogna invece rimanere calmi e lasciar fare il lavoro alla tecnologia. La zattera deve gonfiarsi naturalmente, galleggiare libera dall'imbarcazione in affondamento, e solo dopo potete cercare di salire a bordo.

Un altro errore comune è non controllare periodicamente lo stato della zattera. Una volta all'anno almeno, dovreste fare ispezionare la vostra zattera da un professionista certificato. Le bombole possono perdere carica, le valvole possono danneggiarsi, e le corde di ancoraggio possono deteriorarsi. Non è uno spreco di denaro: è il prezzo della vostra vita.

Salire sulla zattera: sequenza e posizione del corpo

Qui inizia il vero test di forza e coordinamento. Molti pensano che basti afferrare il bordo e saltare dentro, ma questo è esattamente il modo più veloce per capovolgerla o lesionarvi seriamente. La zattera è stabile, certo, ma non è un'imbarcazione: ha una bassa freeboard e reagisce in modo molto diverso ai movimenti rispetto a una barca.

La tecnica corretta prevede di avvicinarsi dalla parte della valvola di ingresso, afferrare fermamente i manici o le corde apposite, e sollevarsi facendo leva con le braccia più che con le gambe. Le gambe dovrebbero entrare per prime, seguendo una progressione lenta e controllata. Mi capitò di salvare un ragazzo che aveva cercato di entrare di testa, come se stesse per fare un tuffo. Una mossa istintiva, naturale, ma potenzialmente fatale perché lo avrebbe fatto finire dritto nel fondo della zattera o, peggio, avrebbe squilibrato tutto.

Una volta dentro, la posizione del corpo è cruciale. Sedete vicino al centro, distribuite il vostro peso uniformemente, e non sporgete mai completamente il busto oltre i bordi. Principio di Archimede governa il galleggiamento della zattera e ogni movimento sconsiderato può alterare l'equilibrio idrostatico già precario di una piccola imbarcazione di emergenza. Nei miei anni di pratica velica, ho capito che la pazienza e il controllo sono più importanti della forza fisica.

Equipaggio e risorse: come gestire la zattera una volta a bordo

Se la vostra zattera ha salvato più di una persona, dovete immediatamente prendere decisioni difficili. La kapazità dipende dal modello, ma non è mai illimitata. Un errore frequente è cercare di caricare più persone di quelle previste, pensando che la zattera è gonfia e galleggia comunque. Non è così. La zattera ridurrà la freeboard, aumentando il rischio che l'acqua entri dentro durante il movimento delle onde.

Sul Garda, durante una lezione di sicurezza, capii quanto sia importante avere un kit di sopravvivenza adeguato. Ogni zattera omologata dovrebbe contenere razionamenti d'acqua, segnali luminosi, specchi per attirare l'attenzione, e attrezzi di riparazione. Molti li ignorano completamente. La nausea, il freddo, la disidratazione: sono i veri nemici di chi galleggia, ben più della semplice immersione in acqua.

Un dettaglio che pochi considerano è l'ancoramento. La vostra zattera ha un'ancora galleggiante, una piccola paracadute sottomarina che riduce la deriva. Usatela. Vi manterrà stabili e faciliterà i soccorsi, perché non dovrete muovervi continuamente per contrastare le correnti.

Segnalazione e attesa del soccorso

Avere una zattera gonfia con persone al sicuro è solo metà della battaglia. Dovete essere trovati, e questo significa segnalare la vostra posizione con ogni mezzo disponibile. La radio VHF è il primo strumento, ma non tutti riescono a trasmetterla in tempo. I razzi paracadute, gli specchi per segnali, e i coloranti per l'acqua sono altrettanto importanti.

Un errore che vedo fare è non attivare i segnali luminosi notturni abbastanza presto. Aspettare troppo significa perdere batteria quando la notte si fa buia e disperata. Accendete le luci di segnalazione non appena vi rendete conto che avrete bisogno di aiuto esterno. Non è uno spreco: è una comunicazione vitale.

Nel corso degli anni, le mie esperienze sul Garda mi hanno insegnato che la vera sicurezza in mare non risiede negli strumenti, ma nella conoscenza. Una zattera di salvataggio è solo uno strumento, e come tutti gli strumenti, richiede pratica e rispetto. Chi sa come usarla correttamente ha già vinto metà della battaglia. Chi la ignora, invece, si affida alla speranza, e in mare la speranza da sola non galleggia.

Irene Gheda
Irene Gheda

Cresciuta in una famiglia di velisti sul Lago di Garda, ha imparato presto l'importanza delle dotazioni di sicurezza. Oggi racconta le sue regate e le lezioni imparate su equipaggiamenti essenziali, con particolare attenzione all’imbarcazione a vela per giovani adulti.