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Regole sulla conservazione delle zattere a bordo: la tecnica che previene muffe e danneggiamenti

Paolo De Bernardidi Paolo De Bernardi· 28/08/2026 12:27
Regole sulla conservazione delle zattere a bordo: la tecnica che previene muffe e danneggiamenti

Le zattere di salvataggio rappresentano un elemento critico per la sicurezza a bordo, eppure la loro conservazione rimane spesso un aspetto sottovalutato. Ho visto troppe volte, durante le mie campagne sui pescherecci del Tirreno, zattere rovinate da muffe, danneggiate dall'umidità e rese inutilizzabili proprio quando sarebbero servite. La tecnica di conservazione corretta non è complicata, ma richiede disciplina e continuità.

Perché la muffa è il nemico numero uno

La muffa cresce in ambienti umidi e scarsamente ventilati. In mare, l'umidità è costante: spray salato, condensa, pioggia. Una zattera abbandonata in cantina o in uno spazio chiuso della nave diventa il terreno perfetto per la proliferazione fungina.

I danni concreti della muffa:

  • Deterioramento della tela sintetica e dei materiali elastomerici
  • Indebolimento dei cuciture e delle saldature
  • Compromissione della capacità di galleggiamento
  • Odori persistenti e maleodoranti
  • Rischi igienici per chi deve usarla in emergenza

Un'emergenza in mare non ammette compromessi. Se la zattera è deteriorata, diventa letteralmente inutile quando conta di più.

Il protocollo di conservazione che funziona

Ho imparato sul campo, affiancando i vecchi armatori, le regole non scritte ma infallibili per mantenere una zattera in condizioni operative.

1. Scegliere lo spazio giusto

La zattera non deve stare in sentina, né in locali chiusi senza aerazione. Scelgo sempre uno spazio con ventilazione naturale costante, al riparo dalla pioggia diretta. Meglio se esposto a circolazione d'aria frequente, lontano da spruzzi salini concentrati.

2. Asciugatura programmata

Ogni due settimane, estraggo la zattera dall'involucro e la lascio al sole per almeno quattro ore. Il calore naturale elimina l'umidità intrappolata nei materiali. Non uso mai fonti di calore artificiale: il tessuto sintetico potrebbe danneggiarsi.

3. Controllo della pressione interna

Le zattere gonfiabili devono mantenere una pressione idonea. Un gonfiaggio insufficiente favorisce ristagni di umidità; un gonfiaggio eccessivo genera condensa quando la temperatura scende. Controllo la pressione ogni mese con un manometro specifico.

4. Protezione dagli agenti esterni

L'involucro esterno deve rimanere integro. Se il packaging si è danneggiato, lo sostituisco immediatamente con un telo in Polietilene ad alta densità. Niente contatti diretti con l'umidità dell'ambiente.

Manutenzione ordinaria e straordinaria

Non basta conservare: occorre monitorare attivamente.

Controlli mensili:

  • Ispezione visiva della superficie esterna per microfratture o gonfiori
  • Verifica della pressione di gonfiaggio
  • Controllo dell'integrità dell'involucro protettivo
  • Ventilazione dei locali di stoccaggio

Revisione annuale completa:

  • Estrazione totale e asciugatura prolungata
  • Ispezione dettagliata di cuciture, valvole e materiale
  • Test di gonfiaggio in ambiente controllato
  • Controllo dei kit di emergenza allegati
  • Verifica della Documentazione di conformità alle normative internazionali

Durante una campagna invernale al largo di Mazara del Vallo, mi capitò di scoprire una minuscola crepa in una valvola: invisibile al controllo superficiale, avrebbe causato perdite critiche in emergenza. Il controllo meticoloso salva vite.

Gestione degli spazi di bordo per l'umidità

La conservazione della zattera non è isolata dall'ambiente che la circonda.

Azioni fondamentali:

  • Installare drenaggi adeguati in cantina e locali inferiori
  • Garantire ricambio d'aria minimo ogni 2-3 ore
  • Posizionare assorbitori di umidità (silica gel) vicino all'involucro
  • Evitare accumuli di altre attrezzature che ostruiscono la circolazione
  • Verificare che tubi di scarico non percolino verso lo stoccaggio

Ho visto armatori che installano ventilatori automatici nei locali di stoccaggio: è un investimento minimo che ripaga con la certezza della sicurezza.

In sintesi: le tre regole non negoziabili

Ventilazione costante. L'umidità è il primo nemico; la circolazione d'aria è la difesa più efficace.

Asciugatura programmata. Due volte al mese è il minimo: il sole elimina l'umidità che nessun drenaggio raggiungerebbe.

Controlli seriali. Mensili per aspetti visivi, annuali per una revisione completa. Una zattera rotta è una zattera che non protegge nessuno.

In mare, non contiamo sulla fortuna: contiamo su quello che manteniamo in perfette condizioni. Ho navigato fianco a fianco con equipaggi esperti che trattavano le zattere come gli uomini trattavano i loro strumenti di lavoro più preziosi. Quella disciplina, quella costanza nel controllo, è la tecnica che previene i danni. Niente di complicato, tutto di essenziale.

Paolo De Bernardi
Paolo De Bernardi

Ha navigato su pescherecci del Sud Italia durante diverse campagne stagionali, imparando regole non scritte per la sicurezza dell'equipaggio in mare aperto. Scrive con concretezza, arricchendo i reportage con prove pratiche vissute tra reti, vento forte e turni notturni.